178 medici, 348 infermieri, 222 fra tecnici e amministrativi. 170 posti letto per 11 reparti. Sono i numeri del San Giacomo, l'ospedale di via Canova che il 31 ottobre verrà chiuso.
Il provvedimento fa parte di quelli previsti dal piano di rientro del deficit sanitario del Lazio, ma a non essere convinti che il taglio dei posti letto sia una delle soluzioni sono in tanti. Nel caso di questa struttura, pazienti (dializzati, soprattutto), personale medico e infermieristico e comitati di quartiere sono tutti d'accordo: il San Giacomo deve vivere.
la Casa della Città ha aperto il palinsesto invernale proprio con questa storia. Con i pro e i contro. Perchè se il principio di razionalizzazione della sanità che la regione sta portando avanti può essere condivisibile, è il come che non convince del tutto. Si è detto più volte che al posto dell'ospedale, che in centro non è certo l'unico, sorgerà un presidio sanitario. Ma non è specificato di cosa potrà occuparsi e con quali strumenti. E poi ci sono reparti d'eccellenza come Oncologia che si assicura, verranno trasferiti in blocco. Ma dove? Nel frattempo entro questa settimana vengono bloccate le accettazioni per le visite, ma qualcuno parla di liste di attesa che arrivano fino all'anno prossimo. 300 mila persone stimate che avrebbero già preso un appuntamento per una visita specialistica. E finora nessuno che possa dirgli dove andare se quell'ospedale non ci sarà più.
E poi quella ristrutturazione conclusa pochi anni fa e costata finora 8 milioni di europer quattro reparti.
Abbiamo visto scendere in piazza centinaia di persone, giovedi c'è stato anche un sit in talmente imponente da bloccare il traffico sul lungotevere. Abbiamo visto consiglieri comunali soprattutto di destra scendere in piazza a fianco dei lavoratori e dei pazienti. Nonostante il taglio della struttura sia stato controfirmato dal ministro Sacconi, che qualche giorno fa aveva anche detto: "sono pronto ad andare io a spiegare ai cittadini perchè dobbiamo chiudere".
Tutta responsabilità della regione Lazio, dunque? Evidentemente no, ma oggi intanto Piero Marrazzo ha incassato il via libera allo sblocco di quei 5 miliardi di euro da parte del governo, per risanare il buco.





